Viaggi e Intemperie

Sai cosa ti dico? lo "ho già dato", spero di fare un disco anche l'anno prossi­mo e non mi interessa perdermi in atteggiamenti sterili.  Se oggi c'è un minimo interessamento per il rock giovanile voglio prendere la mia fetta di merito, però non desidero essere scambiato per un portavoce di qualcosa o di qualcuno... I portavoce finiscono sempre appesi!

lvan Graziani risponde così a chi gli manifesta qualche perplessità sul suo nuovo album. Un album che, dopo aver assistito ai suoi più recenti spettacoli dal vivo, era da molti atteso come la trasposizione discografica dei rock sanguigno e pungente, aggressivo e violento che costituisce la spina dorsale dei suoi concerti. Invece in "Viaggi e intemperie" (questo li titolo del recente 33 giri) tutto ciò trapela in modo molto diluito, a vantaggio della melodia, di una atmosfera globale più ampia.

Quest'anno amo il boogie spiega lvan. Ascolto le orchestre degli anni quaranta, mi fanno Impazzire.  Naturalmente intendo questa musica con gli strumenti che abbiamo a disposizione, In questo, senso sono reazionario; più inventano cose nuove e più me, ne torno indietro. Sono uno scopiazzatore folle, ma solo di atmosfere, non faccio mai dei plagi.  Comunque quando scrivo so che non devo ascoltare musica; mi è capitato, ad esempio, che mentre stavo scrivendo il testo di "Olanda" ho sentito i Police e sono entrato un po' in crisi, mi sono posto il problema di stare sbagliando.. Invece è stato proprio questo ad aiutarmi, perché il bello è fare il "bastian contrario", altrimenti non  si riesce a creare nulla.

La volontà di creare di Graziani non va però scambiata per un atteggiamento esterno o pilotato, nelle canzoni come nella vita Ivan rifiuta la morale corrente, ma non per questo scade nella retorica del pazzo.  I suoi testi seguono questa regola e, se all' inizio sconcertavano totalmente l'ascoltatore, al quinto album sono diventati qualcosa di assimilato.  Un vero e proprio Graziani-Style, discutibilissimo è vero ma indubbiamente personale.  In "Viaggi e intemperie"  ritornano certi aspetti dei primi lavori di lvan; una certa tendenza alla narrativa, una accentuata melodia nel modo di cantare dove il tipico falsetto viene in parte accantonato.

Nel disco ci sono dei brani come "Radio Londra" che risalgono a 4, 5 anni fa e che non avevo inciso per varie ragioni.  La diversità nel canto è dovuta soprattutto al modo con cui è stata registrata la voce, senza alcun trucco di sala.  Inoltre In "Firenze", "Olanda" e "Siracusa" ho usato la tecnica della sovraincisione, e per, me è stata un'esperienza nuova perché avevo sempre cantato in diretta.

Le situazioni raccontate nel nuovo disco sono a metà tra il paradosso e la realtà, sempre al di  fuori di quelle che possono essere considerate  storie normali...  Ho sempre creduto nella bambina perversa, quella di otto anni che sposa un vecchio settantenne.  Ma la vera perversione è nella testa, è la forza di comunicare alla gente cose che non sono vere.  Per questo credo di scrivere delle cose che, nonostante l'apparenza, rispecchino la "normalità", ad esempio io con una donna non ho mai avuto un rapporto normale.  Normalità è anche la possibilità  di dire la verità, solo che quando la dici sei uno da rinchiudere...

Musicalmente "Viaggi e intemperie" si avvale della collaborazione di due personaggi prestigiosi:  il coproduttore Douglas Bennet (che fa parte dello staff che gravita intorno a Eric Ciapton) e il coarrangiatore Giovanni Tommaso.  Presenze che non possono non stupire nel disco di un personaggio che da sempre ha preferito fare tutto da solo.

Che ruolo ha avuto Benilet?  Quello di finirsi il bar della RCA, dio bono!  Ho voluto un produttore perché capivo che non è giusto chiudersi sempre in se stessi, però nel momento che mi sono accorto che invece era la persona sbagliata, o perlomeno che non era esattamente il produttore che poteva aiutarmi a fare certe cose, ho dovuto per forza tornare sulle mie posizioni.  Diciamo che è stato un alienamento mentale a non lavorare più da solo, ma magari la prossima volta mi porterò in sala il facchino del mio albergo perché sono convinto che contano di più certe reazioni istintive ed epidermiche che tante elucubrazioni cerebrali... Comunque quest'anno ho avuto le mie piccole vendette e certe cose le ho volute rifare.  La prima versione di "Firenze" sembrava un film, io ho eliminato parecchie cose In barba a certi stimoli che mi arrivavano dall'alto!  Con Giovanni Tommaso è andato tutto molto meglio.  Lui voleva allargare il suo campo d'azione, ha messo a disposizione il suo enorme bagaglio di esperienze e devo dire che in certe cose è riuscito benissimo, soprattutto nelle canzoni lente.  Mi è stata molto utile anche la sua spaventosa intonazione che ha costretto tutti a sforzi enormi per accordare come si deve i nostri strumenti.

L'insofferenza a costrizioni musicali, la ricerca di una totale (forse rischiosa) autonomia ha convinto Graziani a non creare intorno a sé un cast fisso di musicisti, ma di alternarli continuamente.  Nel 33 giri ogni canzone si avvale di un organico diverso, eppure non si ha la sensazione di trovarsi di fronte a freddi tournisti. Evidentemente perché questo è il modo giusto di lavorare dice Ivan. A me piace il musicista che non ha capito nulla.  Quando comincia a suonare deve essere al massimo della tensione.  Lo dico onestamente, nel momento in cui lo strumentista a capito. Il pezzo ci mette qualcosa di se stesso, il che non è richiesto perché l'unico che ci deve mettere del suo sono io.  Con i musicisti ho un rapporto assoluto, io li pago e loro fanno quel che gli dico; questo non perché io voglia essere protagonista in modo totalitario,  ma perché è giusto che mi assuma tutte le responsabilità in prima persona.

Affermazioni che non possono non essere accolte con perplessità ma alle quali, al di là di immediati moralismi, bisogna riconoscere un'onestà  difficilmente riscontrabile in altri personaggi (e sono tanti ) che la pensano nello stesso modo.  Il punto di forza di Graziani, che forse gli dà il coraggio di dire cose che altri nascondono nelle sale di registrazione, sta nelle sue capacità di chitarrista che (sia nei brani acustici che in quelli elettrici) costituiscono l'asse portante dell'album. - Non faccio  distinzioni tra lo strumento acustico e quello elettrico.  La chitarra è la chitarra, lo credo che un bravo muratore deve saper lavorare sia con i prefabbricati che con li legno e mattoni... l'importante è far star sù la casa e lo stesso discorso lo riporto in musica.  Nessuno sa che il primo disco in senso assoluto che ho inciso è stato un L.P. per sola chitarra, si chiamava "Tato Tommaso" ed era una specie di divertimento con il quale non sono riuscito a vendere un copia.  Per fare certe cose è indispensabile avere tutta la credibilità possibile e l'unico modo per raggiungerla è che ogni giorno qualcuno si avvicini alle cose che fai.  In questo senso, io non ho fretta anche perché non è vero che un musicista si esaurisce in 7,  8 anni.  Personalmente rincorro il sogno meraviglioso di scrivere una cosa che sia talmente mia che un domani sarà ricordata per identificare un certo periodo o, addirittura, sarà presa come punto di riferimen­to per iniziare un nuovo discorso musicale.  In ogni caso quello che voglio assolutamente fare è un bel disco live; già anni fa avevo proposto di fare una "Linea tre" (collana di dischi a prezzi ridotti della RCA, n.d.r.) dal vivo.  Perché solo le radio private devono aver a disposizione le registrazioni dei concerti e le case discografiche no?

Indubbiamente la dimensione live è quella nella quale lvan Graziani riesce ad esprimersi nel migliore dei modi, con l' impatto e l'immediatezza che manca nei suoi dischi.  Eppure tempo fa lo stesso lvan aveva dichiarato di aver rinunciato all'idea di un disco dal vivo perché si sarebbe ridotto ad un'antologia di vecchie canzoni...

E' vero, però mi sono accorto che la sala d'incisione mi sta stretta; non c'è niente da fare, quando si lavora in studio ci sono settemila personaggi che ti gravitano intorno, ognuno dice una cosa diversa e alla fine non fanno altro che confondere le idee.  In ogni caso ho fatto le mie scelte: se dovessi fare un gruppo mi indirizzerei sulla ritmica dei Rolling Stones e sulle voci dei Beatles… Sarebbe il massimo, queste sono formazioni che hanno vent’anni e sono ancora prese come punto di riferimento.

Chi suona rock campa cent’anni!...

 

di Riccardo Rinetti     

 
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