La chitarra di Ivan
Rappresenta quasi una rarità nell'ambiente dei cantautori italiani: Ivan Graziani e infatti anche - e soprattutto - abile chitarrista, versatile e personale, a suo agio parimenti con la chitarra elettrica per le sonorità corpose del rock e con quella acustica per i ricami di note che sostengono tenere melodie.  Un curioso destino l'ha fatto nascere tra i frutti, su una nave; e cresciuto in Abruzzo.  Un innato talento artistico l'ha portato ad accostarsi da ragazzo alla musica e al disegno.  Diplomatosi all'Accademia di Belle Arti di Urbino (grafica e pittura), inizia a farsi notare come chitarrista e decide di scegliere la carriera musicale; nel 1969 e alla guida d'un gruppo, Anonima Sound , che raccoglie consensi tra i  cultori
del pop italiano.  Segue, nella prima meta degli anni '60 una fitta serie di collaborazioni con nomi gia famosi  o destinati alla notorietà (Lucio Battisti, Antonello Venditti, Bruno Lauzi, Premiata Forneria Marconi ecc.), che prelude all'affermazione personale come cantante, compositore e chitarrista.  A partire dal 1976 registra mediamente un album all'anno, riscuotendo un successo sempre più ampio (i titoli, fino al 1981, sono sei: Ballata per quattro stagioni, I lupi, Pigro, Agnese dolce Agnese, Viaggi e intemperie, Seni e coseni), mentre le delicate melodie di Lugano addio, Agnese, Firenze (canzone triste) incontrano il favore popolare e lo portano a figurare nelle posizioni alte delle classifiche di vendita dei 45 giri. I dischi di Ivan Graziani si segnalano nel panorama della "musica giovane" italiana per l'accuratezza degli arrangiamenti e per la capacita dei testi di evocare situazioni e personaggi dai risvolti grotteschi ed inquietanti.

Come hai iniziato a suonare la chitarra?
La prima  chitarra che ho avuto e stata una Carmelo Catania: era uno strumento orrendo, ricordo, con un manico che avrebbe potuto essere usato come arco per le frecce; di bello aveva il colore del legno, era molto allegro.  Inizialmente la suonavo soltanto per invidia, per ripicca, perchè era di mio fratello maggiore che andava a scuola di chitarra: un giorno ho potuto dimostrare che anch'io sapevo farci qualche cosa e nessuno in famiglia se l'aspettava. A Teramo, intorno al 1960, si svolgevano delle sfide chitarristiche tra i quartieri (era il periodo in cui si ascoltavano gli Shadows, prima ancora dei
Beatles): chi riusciva a suonare i pezzi come Guitar boogie nella maniera piu veloce, spigliata e divertente, diventava il campione, e cosi via, di settimana in settimana, finche non ne arrivava uno piu bravo.
Sono state queste dunque le tue prime influenze musicali... Indubbiamente importantissimi per me furono gli Shadows.  E anche la colonna sonora del film I magnifici sette, uno dei terni piu divertenti da suonare alla chitarra.  Poi c'erano la sigla dei telefilm di Bonanza, i Champs di Too Much Tequila, Duane Eddy... Una cosa curiosa e che, dopo queste prime esperienze, io abbandonai la chitarra per la batteria: ero convinto d'aver ormai imparato tutto, avendo vinto quelle sfide per non so quante settimane consecutive.  Solo a 22 anni riprendevo la chitarra, con
gioia immensa (anche perchè nel frattempo avevo scoperto che con la batteria non si riesce proprio a comporre dei pezzi): suonavo con un gruppo di Teramo e avevo a che fare con un chitarrista decisamente incapace, il che mi stimolo a ricominciare, sicuro com'ero di saperne molto di piu.  E da allora la chitarra e rimasta il fino strumento.

Nel frattempo forse erano anche cambiati i tuoi riferimenti stilistici...
No. Anzi posso dire che non sono cambiati neanche oggi.  Il fascino di quelle prime esperienze me lo devo ancora sentire addosso, nel piacere di suonare determinate cose, altrimenti non mi interessa: e mi accorgo che attualmente vado a caccia sulla mia chitarra di sonorità simili a quelle di allora; cosi, ad esempio, adopero molto le corde basse, ottenendo suoni in
qualche modo databili, che rimandano a Duane Eddy, agli Shadows.  Frattanto ho conosciuto il blues, anzi ricordo che restai letteralmente sconvolto la prima volta che mi fecero sentire B.B. King.

Chitarra acustica ed elettrica: ci sono state differenze nel tuo tirocinio con questi strumenti apparentati ma diversi? 
Per mia fortuna, ho potuto avere una chitarra elettrica, oltre all'acustica, fin dai primi tempi (i miei genitori potevano aiutarmi) era una Eko semiacustica imitazione d'un modello Hoefner, con un amplificatore da 3,5 watt, di quelli fatti con materiali "veri", quindi molto efficace.  In realtà non mi sono mai creato

problemi di differenze d'impiego: la cosa divertente e adoperare l'elettrica come l'acustica e viceversa.  Andando contro a certi luoghi comuni, io trovo che la chitarra acustica e risultata estremamente affascinante quando ha incominciato ad essere usata come strumento solista, mentre la chitarra elettrica ha impressionato tantissima gente nel momento in cui e diventata uno strumento d'accompagnamento (una delle grandi trovate dei Beatles).  Nel primo rock'n' roll, infatti, i ruoli erano distinti: all'acustica l'accompagnamento, all'elettrica la parte solistica. A me personalmente ha interessato anche recuperare questo impiego rock della chitarra acustica, sfruttandone le sonorità più avvolgenti rispetto a un'elettrica, da cui mi piace cavare suoni acidi.

Utilizzi qualche tecnica particolare nel tuo stile?
La chitarra acustica e uno strumento molto diffuso in Abruzzo, insieme alla fisarmonica a due botte: un'accoppiata usata ad esempio per il saltarello. Ma in queste danze, avendo un ruolo di supporto ritmico per la fisarmonica (al massimo si aggiungeva un violino), la chitarra veniva utilizzata con una tecnica che potrei definire di sgrattugiamento e percussione: si percuotono le corde vicino al ponticello con la parte inferiore della mano, alternando questo movimento con delle battute sulle corde libere e con
degli accordi. Questo procedimento, sulla chitarra elettrica, da dei
risultati impensabili: l'ho impiegato soprattutto nei miei primi dischi, ma ancora adesso lo uso in concerto.

Fai molto esercizio?
No; ritengo che per il tipo di musica che faccio non sia utile.  A casa la chitarra non la suono mai, e ci sono dei periodi in cui proprio la
abbandono: quando poi la riprendo in mano il rapporto e più bello.
L'allenamento costante e indispensabile quando si deve imparare a usare lo strumento: una volta che lo si padroneggia non e più necessario, a meno che si voglia ripetere sempre le stesse cose in maniera sempre più veloce; ma non mi sembra che sia questo il risultato cui tendere. Diversa la situazione dei chitarristi classici, che hanno altre esigenze, di precisione assoluta nell'emissione della nota, di perfetta posizione delle dita eccetera, il che richiede continua applicazione: per la musica pop-rock vale il contrario, perchè una certa improvvisazione, le note "sporche", "misteriose", ne sono elementi fondamentali.

Hai molte chitarre?
Ne ho, tra buone e meno buone, 14 o 15; non è però che le usi tutte.
Talvolta si comprano per il piacere di averle, quasi una forma di
collezionismo.  Alla fine adopero sempre le stesse, un'elettrica Gibson 335 Stereo, e come acustica una Yamaha di quattro - cinque anni fa, con un bel suono e la necessaria robustezza per sopportare i miei frequenti spostamenti.

Qualche consiglio per gli allievi dei nostro Corso?
Una cosa fondamentale che tengo a dire e che l'età non ha alcuna
importanza: non e vero che si deve cominciare da ragazzini.  Chi nutre amore per uno strumento come la chitarra, sia acustica o elettrica, deve soltanto avere la voglia di suonarla, giovane o anziano che sia, e riuscirla a imparare.  Un altro avvertimento e di non avere complessi d'inferiorità nei confronti dello strumento: la tecnica non e tutto, come viene dimostrato da bravissimi strumentisti di scarso livello tecnico.  Ultimo consiglio: cambiare le corde il meno possibile.  Per me questo e un po' un fatto di superstizione, mi sembra che cambiare le corde porti sfortuna; ma
c'e anche un discorso più razionale, dato che a mio parere esiste una particolare comunione tra corda e strumento, che va persa con il cambio delle corde.  Insomma, la chitarra e le sue corde, con un po' di esperienza alle spalle hanno maggior fascino.
 

di Daniele Caroli   

 
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