I lupi

Ho conosciuto Ivan al Mulino quando collaborava come chitarrista con Antonello Venditti al poco fortunato album Ullalla. Ho dei ricordi bellissimi di quell’esperienza, per la prima volta ho visto due persone completamente diverse notissimo e sicurissimo l’uno, sfigato e con nessuna voglia di arrivare l’altro stringere un’autentica amicizia umana ed artistica. Antonello, con un’ipersensibilità che solo chi gli sta vicino in certi momenti può scoprirgli, si mostrava imbarazzato per una divisione dei ruoli che gli sembrava del tutto casuale e, più di una volta, volle interrompere il proprio lavoro e far cantare ad Ivan le sue nuove canzoni. I lupi risente di quest’atmosfera e di questa amicizia; infatti il disco fu prodotto da Antonello Venditti, il quale aiutò Ivan a ritrovare la sua personalità più autentica non appianando lacerazioni e contraddizioni, rabbie e incongruenze per un ecologismo dell’anima buono per la grande coppia Mogol-Battisti, ma impensabile per un rockman scatenato e sanguigno come lui. I lupi è un album fatto di rabbia, registrato in una settimana e mezzo,però con grande allegria e grande menefreghismo con tutta la solita equipe del Mulino: Hugh-Bullen al basso, Claudio Moioli al piano elettrico, Walter Calloni alla batteria e Antonello Venditti al piano. La canzone che dà il titolo all’intero LP è la storia di un soldato che ha sepolto la sua divisa tra << i cespugli della Spagna >>, che ha << spezzato il suo fucile >> e che ama tornare nei posti dove è stato per non dimenticare l’orrore della guerra. Fra le canzoni più importanti di questo LP la celeberrima Motocross   che inaugura quello che tanti chiamano il filone nero, quello delle storiacce raccontate senza quel pathos un po’ romantico che caratterizzò il repertorio della mala, ma con una freddezza da rotocalco rotta qua e là da una buona dose d’ironia grazianesca.

 

di Luigi Granetto     

 
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