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Siamo nel 1978, Ivan ha fatto di
tutto: il disegnatore porno, il sessionman in tutte le sale d’incisione
siano esse mulini, castelli o cave; ha collaborato con Battisti, che è un
grande onore; con la Premiata Forneria, che è un grande trip; con
Antonello Venditti che è come laurearsi cantautore ad honorem, ma, come
quel muratore di Amarcord che dopo aver elencato il lavoro dei propri avi
a << fare mattoni >> si chiede << e la casa dov’è? >>, così Ivan aspettava
quel successo pieno, anche economico, che lo avrebbe finalmente fatto
conoscere come uno dei più preparati e creativi cantanti presenti sulle
scene italiane.
Le canzoni dell’LP sono tutte notissime.
Monna Lisa, un rock folle con delle parole folli dove un povero ladro
vuole giustamente rubare il capolavoro di Leonardo perché sente che gli
appartiene,un atto di amore opposto ai fiumi di retorica e di scemenza che
esalano dalla nostra scuola: <<la scuola è una gran cosa / e soprattutto
se ti insegnano ad amare / i capolavori del passato / però è un peccato
che tu non li puoi / vedere / né toccare / la cultura mi sorride / tra le
ombre e le tende di velluto / ed io sto torturando / la tela con il rasoio
e con le unghie / con le unghie >>. Scappo di casa, la storia di un
balordo che vive l’indifferenza del gran gesto, una canzone ironicamente
tragica. Sabbia del deserto, una lunga balla rock sulle situazioni di
provincia, quasi una canzone di Paolo Conte se fosse giovane e abruzzese.
Al festival slow-folk di Bi-Milano, un fantastico onseguirsi di trovate
poetiche, ridanciano-geniali, per un’atmosfera surreale conosciuta da
molti la esplicabile da pochi. Fango, che continua la tradizione delle
storie nere aperte con Motocross scivolando in questo caso forse un po’
troppo nell’orribile. Gabriele D’Annunzio, di cui abbiamo riferito
abbondantemente a proposito della D’Annunzio-dipendenza. Paolina è una
delle canzoni più belle e richieste di Ivan forse perché con Paolina
s’identifica una miriade di donne indecise, di demi-vierges. Con questo
pezzo Ivan riscatta, almeno per una volta, la sua tendenza a parlare di
cose atroci e a satireggiare su tutto; se non lo conoscessimo come Doctor
Jekill e Mr. Hyde potremmo anche credergli. Pigro, la canzone che ha dato
il titolo all’LP, è uno di quei bozzetti ben riusciti che diventano il
simbolo di un tipo d’uomo sotto gli occhi di tutti: il pigro intellettuale
sempre pronto a sapere tutto, sempre l’ultimo a metter in pratica le sue
idee. |