Seni e coseni

Nei commenti con  i quali alterno la viva voce magnetofonicamente riportata di Ivan, parlo di D’Annunzio-dipendenza per giustificare tutta una serie di domande su questo argomento che gli feci la famosa mattina dei <<desti per disperazione>>.
Questo disco risente di Venditti-dipendenza perlomeno nel lato 1, per poi ricomporsi in grazianitudine nel lato 2.
Il Giano bifronte in cerchio sonante è in fatti da una parte quattro canzoni lente che più adagio non si può, dove un piano addolcisce un ascolto rievocante folkstudi e simili cave, e dall’altra è di rock ivanesco, truffaldino e insinuante pieno di ridanciane trovate che sottolineano testi forse un po’ troppo sicuri di sé. Nel volto sereno, la fronte: Ehi Padre Eterno è un blues con organo tradizionale e coretti come insalata; il naso: Signorina, che più Venditti non si può, racconta una storia verosimile di professoressa innamorata di certo Raimondo, il poeta diciottenne adescato; la bocca: Pasqua, una meravigliosa lirica cantata un po’ di nascosto dove il ricordo di un amore passato la fa da padrone; e infine il mento: Cleo, un testo moderno che parla di echi antichi, che mi ha dato l’idea di parlare di un disco di vinile come fosse la statua di un dio dell’antichità.
Nel volto imbronciato ritrovi subito Oh mamma mia, rockaccio virtuosistico erotico-culturale, e poi segue: Tigre, dove lo sporcaccione esagera un pochino e si fa perdonare solo per il verso: << siamo bizantini ma non siamo cretini >>. Digos Bolgie è un capolavoro e sfido a non ridere nel sentire questo pezzo dove i terribili agenti segreti italiani, << tutti quanti poliziotti da quattro generazioni >>, camminano per << violetti scuri-scuri a spiare le coppiette appiccicate a far l’amore contro i muri >>. Chiude l’imbronciato dio bifronte: Ugo l’italiano, poesia di nebbia, di sogni radiosamente inconcludenti, accompagnata da un rock lento che spinge la puntina verso il baratro del nulla e le ultime parole di Ivan che si possono dire sono: << Soltanto un po’ di decisione e la nave che adesso vedi ferma è già pronta per salpare >>.

 

di Luigi Granetto    

 

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