"Hanno dimenticato il mio Ivan"

A sei anni dalla morte, avvenuta l'1 gennaio '97 a Novafeltria, Ivan Graziani vive uno strano destino: adorato dai fan, che hanno creato anche un sito, da amici e alcuni colleghi, sembra essere stato dimenticato dal mondo discografico, che ancora non gli ha reso riconoscimenti postumi né ha favorito l'uscita degli inediti che aspettano in un cassetto.
«Non sono io che posso questuare un ricordo di mio marito», osserva Anna Bischi, discreta e laica vestale della memoria del cantautore. A tenere vivo il ricordo di Graziani ci sono per ora l'associazione culturale "Pigro", titolo di uno dei pezzi più fortunati, fondata da Anna con Pepi Morgia direttore artistico, che organizza ogni anno dal 1998 uno spettacolo a Teramo (città natale del cantante), un'iniziativa ad Alghero con le scuole, un libro con testi e disegni a cura dell'assessorato alla Cultura di Urbino (dove Ivan nel '63 si era diplomato in arti grafiche). Ma nella zona del Montefeltro, che il musicista aveva scelto per vivere e morire, stroncato da un tumore nessuna fondazione, nessuna scuola per giovani talenti, nessun'altra iniziativa del genere è sorta in suo nome, se si eccettuano un centro giovanile a Urbania e il primo Ivan Graziani Day che si terrà il prossimo 21 giugno a Novafeltria per iniziativa dell'associazione "Amici di Ivan" e del Comune, occasione anche per dedicargli il parco lungo il fiume (chissà perché  obietta qualcuno  non il teatro, ancora senza intitolazione). Resistono poi i continui, piccoli riti di gente qualunque, «magari poche persone stima con pudore Anna ma che lo amano visceralmente: c'è un passaggio continuo sulla tomba; ai battesimi dei figli regalano un suo disco; le coppie si sposano con le sue canzoni; tutti i giovani che frequentavano casa nostra continuano imperterriti a venire. Lui amava i giovani, non ne sottovalutava mai il lavoro, ed è stato uno dei primi a tenere lezioni all'Università». E c'è chi, quando nasce un bambino e lo chiama Ivan, porta poi ad Anna foto e persino bomboniere. «Per me, queste sono le cose più belle, e quando mi chiamano anche per piccole manifestazioni, non esito a fare sei, settecento chilometri pur di esserci. Certo, dai mass media e dalla televisione non è molto ricordato, tranne quando viene citato a Passaparola».
Diversa l'attenzione che ancora gli riservano i musicisti, che inseriscono suoi brani nei loro album o li cantano nei concerti, come Ron, «che ha portato Firenze in tournée, e al telefono mi diceva: È un'emozione grandissima, quando la canto si alzano in piedi e accendono i lumini, e mi commuovo, mi scendono le lacrime».
Graziani è stato tra l'altro uno dei primi a fare concerti in caserme, carceri, manicomi, «ma allora queste cose non erano pubblicizzate, e lui era un uomo schivo».
Insomma, ben venga qualsiasi iniziativa nei confronti di Ivan («se lo chiedessi io sarebbe imbarazzante, di cattivo gusto»), sennò «bene per chi ce l'ha nel cuore. Le cose vanno fatte maturare: Ivan ha sempre precorso i tempi, forse non era ora».
Ora dovrebbe uscire un cd, «siamo in trattative e speriamo di farcela. Ma c'è anche un problema di distribuzione, non ci sono in giro i dischi di mio marito, la gente li cerca ma nei negozi non li trova. Dipende dall'impegno della casa discografica di tirar fuori un prodotto o no, ristampare o no un cd, e sono certa che se rimettessero in circolazione cose vecchie di Ivan sicuramente le venderebbero».
E le canzoni inedite? «Aspetto che venga fuori una proposta di un certo tipo, non voglio sprecare cose per me molto importanti».
Ma l'eredità più significativa di Ivan c'è chi l'ha già raccolta: i figli Filippo e Tommy, uno cantautore, l'altro batterista. Quanto al ricordo conservato da Anna, «se sono viva io. non può non essere vivo il suo ricordo dentro di me: finché sarò viva lo sarà». Viene da pensare al testamento esistenziale, poetico e musicale di Ivan, a quella canzone, Vita, uscita postuma nel '99 nel Per sempre Ivan: «...vita, vita, e che non si dica che io non ti ho vissuta mai... sei la mia vita, anche diversa ti amerei». L'aveva dedicata ai bambini talassemici.

 

il Resto del Carlino      

 
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